#08 : Distese Larghe e Lunghe

#08 : Distese Larghe e Lunghe

Dopo la nostra visita ai bucolici dintorni di Mývatn abbiamo iniziato a salire di quota, questa volta non per scalare e superare una cima ma per raggiungere il cuore vero dell’Islanda, le highlands.
Con highlands si intende il grosso del territorio islandese, tutto l’entroterra dell’isola è di fatto una sorta di deserto vulcanico con elevazioni che vanno mediamente dai quattrocento ai cinquecento metri; la vegetazione è quasi del tutto assente se non per qualche zona in prossimità dell’acqua macchiata da tappeti di erba fine e bassa.
Sembra che abbia copiato tutto dalla pagina di Wikipedia ma abbiamo toccato con mano la cosa e vi posso garantire che ormai conosciamo le highlands come le nostre tasche, hashtag forse.

#06 : Il post in cui scrivo "vento" duemila volte

#06 : Il post in cui scrivo "vento" duemila volte

Possiamo finalmente dire di essere ciclisti battezzati dall’Islanda.
Gli ultimi giorni ci hanno offerto la compilation completa di: pioggia, vento fortissimo in faccia, freddo, salite verticali.
Ora possiamo finalmente vantarci di avere conquistato i chilometri alle nostre spalle, ma la verità è che durante l’impresa eravamo pallide ombre piagnucolanti di noi stessi.
Niente come il vento è in grado di spezzare lo spirito di un ciclista, specialmente quando il ciclista in questione parte già con pochissima voglia di intraprendere una scalata (sì, sto parlando di me stesso).

#05 : "Avete voluto la bicicletta..."

#05 : "Avete voluto la bicicletta..."

Cerco di fare mente locale chiedendomi da quanti giorni siamo in bici.
Sono quattro vero?
Cerco la conferma di Sio.
Viene fuori che sono otto giorni pieni.

Pare che il folle divertimento degli ultimi giorni mi stia facendo perdere la cognizione del tempo; oppure può dipendere dal fatto che ogni sera arrivi alla meta con la carica e la gioia che di solito contraddistinguono un condannato a morte.
Per quanta possa essere la fatica su strada, è comunque sempre ricompensata dai paesaggi mozzafiato che ogni giorno si offrono alla nostra vista.

#04 : Islanda at Last

#04 : Islanda at Last

Svalbard alle spalle riusciamo ad arrivare sani e salvi in Islanda.
Ma non prima di una comoda attesa di venti ore nell’aeroporto di Oslo e una notte passata dormendo in un fortino costruito con i cartoni delle bici (e le relative bici dentro).
Atterrati a Reykjavik ci accorgiamo di possedere un’inaspettata scorta di karma positivo, che conduce a una serie di eventi favorevoli che iniziano alla nostra uscita dall’aeroporto.

#03 : di Volatili e Bagni Ghiacciati

#03 : di Volatili e Bagni Ghiacciati

Sto scrivendo dall’aeroporto di Oslo. Sono le 18.00.
Il nostro volo delle 16.20 è slittato fino ad ora e stiamo ancora aspettando di sapere quando potremo partire alla volta di Reykjavik.
Nell’attesa ringraziamo i bibitoni di Starbucks, le sue comode poltroncine e le sue prese elettriche.
Visto che l’orario di partenza è incerto ne approfitto per accendere il computer e buttare giù qualche battuta per fare il punto degli ultimi giorni: abbiamo fatto e visto un sacco, abbiamo esplorato e lavorato ai contenuti che metteremo online nelle prossime settimane.
Tuttavia si sa, mangiare un panino con il tonno è una cosa, raccontarlo un altra; gli ultimi giorni sono stati fitti di quel tipo di eventi che una volta raccontati risultano noiosi e privi di interesse per il lettore.
Vi lascio con qualche aneddoto e considerazione a caso su di un viaggio che sta ancora prendendo forma.

#02 : In partenza

#02 : In partenza

Dopo una notte serena, passata su Internet cercando informazioni sulle morti causate dagli orsi polari, mi alzo con la gioia e la positività che mi contraddistinguono e mi avvio verso la stazione per incontrare Sio, sicuro che nel giro di pochi giorni finiremo sbranati e/o assiderati.

Arrivo in stazione con una buona mezz’ora di anticipo, il tempo di fare colazione e Sio arriva, bardato come solo chi è padrone di una estrema capacità organizzativa sa fare; oltre a un grosso borsone porta due borse da bici legate insieme con del nastro adesivo, un sacchetto di carta pieno di cose buttate a caso e un ukulele con custodia.
Penso con intensità allo sforzo che dovrò fare nei prossimi due mesi per non percuoterlo fortissimo con un bastone.

#01 : Si ricomincia!

#01 : Si ricomincia!

Ciao a tutti!

Fuori dalla mia finestra in questo momento c’è una discreta brezza, che rinfresca appena una classica giornata di fine giugno, calda e assolata.

Sono al computer in pantaloncini e maglietta, eppure accanto a me c’è un sacco a pelo per le basse temperature e indumenti termici, in attesa di essere piegati e sistemati in uno zaino.
Nick mi ha appena chiesto di scrivere una breve introduzione, mentre Sio sistema un logo adatto al ritorno del progetto UnCommon, a pochi giorni dalla sua nuova partenza.

#13 : Il nostro Hokkaido: Da Hakodate a Capo Soya e la fine del viaggio.

#13 : Il nostro Hokkaido: Da Hakodate a Capo Soya e la fine del viaggio.

Dopo qualche ora di traghetto in compagnia degli altri viaggiatori conosciuti ad Aomori, abbiamo sentito l'altoparlante dire : "Stiamo attraccando ad Hakodate, si prega di prepararsi per scendere dal traghetto". 

E via di incredulità, con un pizzico di commozione. 

Eravamo appena "tornati" nel nostro Hokkaido, dove entrambi abbiamo vissuto per quasi due anni. Con l'unica differenza che, questa volta, ci eravamo arrivati in bicicletta. 

#12 : Niigata, Akita e Aomori. Le grandi pedalate.

#12 : Niigata, Akita e Aomori. Le grandi pedalate.

L'arrivo a Niigata è stato carico di entusiasmo: finalmente eravamo giunti sull'altro versante del Giappone, avevamo attraversato le alpi giapponesi ed eravamo pronti a goderci la città per un paio di giorni di riposo. Peccato però che tutto quell'entusiasmo non abbia trovato alcun riscontro : per dirla in poche parole, a Niigata non c'è niente. NIENTE. 

#11 : Storie di montagna, da Tokyo a Niigata.

#11 : Storie di montagna, da Tokyo a Niigata.

E così, dopo i nostri 6 giorni a Tokyo a fare tutto quello che un turista non farebbe mai (ed evitare quasi tutte le cose turistiche possibili e immaginabili), siamo montati in sella alle nostre Specialized Tricross e siamo partiti; direzione : le alpi giapponesi e la città sull'altro versante del Giappone, Niigata. 

#10 : Come spendere 518400 secondi a Tokyo.

#10 : Come spendere 518400 secondi a Tokyo.

Dove eravamo rimasti? 

Ah già, Atsugi, estrema periferia di Tokyo. No, sul serio, ESTREMA. Vi basti sapere che il diametro dell'area urbana di Tokyo supera ampiamente i 100 km quindi quando dico periferia intendo quello che per noi italiani può tranquillamente essere "il capoluogo della regione a fianco". 

#09 : Tutte le strade portano a Tokyo...

#09 : Tutte le strade portano a Tokyo...

Se è vero che da noi tutte le strade portano a Roma, da questa parte del mondo probabilmente porteranno a Tokyo. 

Appena lasciata Nagoya, ci siamo diretti verso Omaezaki, dove un'altra nostra ex compagna di università ci aspettava... 

#08 : Ancora grandi città : Kyoto e Nagoya

#08 : Ancora grandi città : Kyoto e Nagoya

Ahhh, Kyoto. Finalmente!

Appena arrivati in città, siamo subito stati accolti da una megasorpresa : Chiara, Federica e Orsola, tre nostre ex compagne di corso a Venezia ci hanno contattato la sera prima e ci hanno delicatamente imposto di passare a trovarle, offrendoci un comodissimo pavimento per i sacchi a pelo, una grandiosa doccia e soprattutto, una fantastica serata insieme!

#07: Le prime grandi città. Osaka e Nara

#07: Le prime grandi città. Osaka e Nara

La sera prima di arrivare a Osaka ci siamo fermati a Takarazuka.

Perchè?

Perchè è la città dove ha vissuto il RE. No, non Elvis, non quel Re. Sto parlando di Osamu Tezuka, il Re del fumetto giapponese.

#06: Dal deserto alla neve. Onomichi, Tottori e ritorno.

#06: Dal deserto alla neve. Onomichi, Tottori e ritorno.

A volte si sente dire " Siete passati dalla padella alla brace". 

Noi, stavolta, siamo passati dalla brace alla neve. Nell'ultimo blog post vi avevo raccontato fino alla Shiamanami Kaidō. Partiamo da lì.

#05 : Hiroshima, altre bombe, Dogo Onsen e la pista ciclabile più lunga del Giappone.

#05 : Hiroshima, altre bombe, Dogo Onsen e la pista ciclabile più lunga del Giappone.

Oddio, è passato così tanto tempo dall’ultimo blog. 

Ah no, aspetta, in realtà no… È solo che sono successe già così tante cose! 

Dopo il pomeriggio passato a Miyajima, siamo tornati in sella e abbiamo pedalato fino a sera, percorrendo i 30 chilometri rimanenti fino alla periferia di Hiroshima.

#04 : Animali, Fukuoka, Kitakyushu e Miyajima.

#04 : Animali, Fukuoka, Kitakyushu e Miyajima.

Dall’ultimo aggiornamento, come al solito, ne sono successe di cose. (ma va?)

Vi avevo lasciati che eravamo in partenza da Nagasaki, direzione Fukuoka, seconda grande città di questo viaggio.

#03 : Nagasaki, Gunkanjima, le bombe e gli ostelli.

#03 : Nagasaki, Gunkanjima, le bombe e gli ostelli.

Fa ridere perché questo è solo il terzo post di questo blog e abbiamo già degli arretrati. Nello scorso post mi sono completamente dimenticato di parlare di Tomioka, la città che più ci ha voluto bene in assoluto! 

Dunque, immaginatevi l'arrivo di due stranieri, in sella alle loro biciclette, in un piccolissimo e sperduto paesino portuale giapponese (una roba da 300 abitanti, per intenderci). E no, non stiamo parlando di due stranieri belli freschi e puliti: parliamo di due gaijin bagnati zuppi (mai presa così tanta pioggia e grandine), stanchi morti e soprattutto affamati. Ecco, questo è lo scenario con cui si sono aperte le nostre avventure a Tomioka.